
Attacco di panico: come riconoscerlo e curarlo
PUBBLICATO IL 12 GENNAIO 2026
Gli attacchi di panico possono presentarsi in momenti della vita in cui l’ansia diventa così intensa da bloccare mente e corpo. Si tratta di episodi improvvisi che, soprattutto se frequenti, possono traumatizzare la persona che li sperimenta e incidere profondamente sulla sua qualità di vita.
Comprendere come riconoscerli e quali strumenti terapeutici siano disponibili rappresenta un passo fondamentale per affrontarli, gestirli e riacquistare la propria serenità. Il dott. Costanzo Gala, specialista in Psichiatria della Casa di Cura La Madonnina, ci guida in questo articolo a capire cosa sono gli attacchi di panico e come sia possibile trattarli in modo efficace.
Cos’è un attacco di panico e chi colpisce
“Un attacco o disturbo di panico è la forma più acuta e intensa con cui può manifestarsi l'ansia, che si presenta in modo improvviso, rapido e inaspettato, senza alcun apparente causa o motivo”, spiega il dottor Gala.
Si tratta, in sostanza, di una reazione di paura, spesso caratterizzata dalla sensazione molto realistica e traumatica di essere sul punto di morire, tanto che dopo il primo attacco, spesso permane in chi ne soffre per molto tempo, se non per tutta la vita, la preoccupazione di poterne sperimentare altri in futuro: la cosiddetta ansia anticipatoria.
Il rischio di sviluppare un disturbo di panico è più alto:
- nelle donne: tra i 25 e i 34 anni;
- negli uomini: tra i 30 e i 44 anni.
Le donne, a ogni modo, soffrono più frequentemente di panico rispetto agli uomini, in un rapporto che è di 2 a 1.
È interessante evidenziare che l’esperienza di un primo episodio di panico, rimasto unico, isolato e dimenticato per molti anni, può manifestarsi già in età infantile o adolescenziale.
I sintomi dell’attacco di panico
La sintomatologia del disturbo di panico è soprattutto fisica ed è caratterizzata dalla comparsa variabile, a seconda della persona, di un notevole numero di sintomi come:
- tremori;
- palpitazioni / tachicardia;
- sensazione di soffocamento e di oppressione al petto;
- sudorazione;
- vertigini;
- sensazione di svenimento;
- derealizzazione, ovverosia la sensazione di confusione mentale che il mondo circostante appaia irreale, distante o distorto, di non essere più se stessi;
- parestesie, cioè sensazioni anomale della sensibilità cutanea non causate da uno stimolo esterno reale, che per esempio possono comparire sul braccio sinistro, e vengono interpretate dal paziente come segno di un infarto imminente. Tra le parestesie più note ci sono:
- formicolio;
- pizzicore;
- intorpidimento;
- sensazione di “spilli”, “elettricità” o bruciore.
Le manifestazioni cliniche fisiche legate all’attacco di panico spingono molto spesso le persone a rivolgersi al pronto soccorso o a specialisti di un determinato campo/area anatomica, ma con risultati fallimentari.
“Rivolgersi al medico alcune volte può avere un effetto rassicurante – spiega il dottore - altre, invece, può innescare la preoccupazione che nessuno riesca a scoprire qual è la malattia di cui si soffre e si accentua il timore che ci sia una malattia di fondo a causare i sintomi in questione (e così si alimenta il circuito dell’ansia, ndr)”.
Come avviene la diagnosi dell’attacco di panico
Per effettuare una diagnosi di attacco/disturbo di panico è determinante la presenza di 2 fenomeni, definiti “comportamenti di evitamento”, che peggiorano molto la qualità di vita di chi ne soffre e riducono l'autonomia personale, quali:
- ansia anticipatoria, ossia provare una forte ansia al pensiero di poter avere un altro attacco di panico;
- modificare i propri comportamenti e lo stile di vita per evitare si ripetano le situazioni in cui gli attacchi di panico si sono verificati per la prima volta, come quelle in cui si sente possa essere più difficile allontanarsi e/o ricevere aiuto, quali:
- guidare l’automobile in autostrada,
- prendere mezzi pubblici;
- frequentare spazi troppo aperti, oppure ristretti o senza vie di fuga (agorafobia);
- situazioni che possono determinare un’accelerazione fisiologica del battito cardiaco, frequenza del respiro e della pressione del sangue, come le attività sportive.
Il rischio generato da queste situazioni mette in atto anche comportamenti di controllo come cercare di controllare i propri battiti, la pressione, la respirazione, eccetera.
Cosa succede se l’attacco di panico non viene curato?
Un disturbo di panico che non viene affrontato in modo adeguato e si protrae nel tempo può avere conseguenze significative sul benessere psicologico e sulla qualità di vita:
- riducendo progressivamente le attività quotidiane;
- vivendo in uno stato di costante allerta, con la paura di sperimentare nuove crisi.
Con il tempo, tale limitazione può alimentare sentimenti di impotenza, frustrazione e tristezza profonda, aumentando il rischio di sviluppare una depressione. Un intervento tempestivo e mirato, invece, può prevenire queste complicazioni e favorire un miglioramento significativo dei sintomi.
Come si curano gli attacchi di panico
Gli attacchi di panico si possono curare in modo molto efficace. Il trattamento più usato è la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), un percorso che aiuta a capire da dove nascono le paure e a gestire meglio le sensazioni che scatenano le crisi. Attraverso esercizi pratici, si impara a:
- ridurre l’ansia;
- non lasciarsi spaventare dai sintomi fisici.
In alcuni casi, lo specialista può consigliare anche dei farmaci, come ansiolitici o antidepressivi, sempre prescritti e monitorati da un medico, per dare un sostegno nei momenti più difficili.
Tecniche come la respirazione profonda, la mindfulness e abitudini di vita più equilibrate possono, inoltre, aiutare a migliorare il benessere generale.
“Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, perché con il giusto supporto, è possibile ritrovare sicurezza e serenità” conclude il dottore.

